Lo scorso 26 febbraio, il tempo si è fermato per le classi quinte della scuola primaria e le prime della secondaria dell’I.C. “Beato Francesco M. Greco-San Giacomo”.
Tra le luci soffuse della Sala del Palazzo Sanseverino, è andato in scena “Tutti siamo Malala. Storie di sogni e di pace”, un monologo coinvolgente scritto da Dora Ricca per il Teatro Rossosimona e interpretato da una intensa Marianna Esposito.
Sulla scena, l’essenzialità si è fatta poesia. La vita di Malala Yousafzai, la più giovane Premio Nobel per la pace, non è stata solo raccontata, ma vissuta attraverso il mutare di una gonna: dai colori radiosi della primavera nella Valle dello Swat, il tessuto si è scurito man mano che l’ombra dei talebani si allungava sul Pakistan, fino a farsi drappo nero, simbolo di quella prigione invisibile che è il burqa.
Il silenzio in sala è stato il vero protagonista, interrotto solo dal fragore assordante degli spari e da quel tragico “Chi è Malala?”, gridato su un autobus, che ha fatto risuonare nella grande sala di Palazzo Sanseverino il rumore che ha tentato, invano, di spegnere la voce del diritto all’istruzione.
Ma la voce di Malala non si è spenta, l’autrice ha saputo tessere, nel finale, un ponte ideale tra il passato di Malala e il presente della tragedia palestinese, con la storia di Renad Attallah, la giovanissima figlia di quella terra martoriata che, tra le macerie di Gaza, ha cucinato sogni in video-ricette per raccontare la normalità negata sotto le bombe.
Il silenzio della sala è stato il dono più prezioso: un ascolto quasi religioso, interrotto solo da applausi commossi e, infine, da un’esplosione di osservazioni e domande spontanee rivolte all’autrice e all’attrice.
In un mondo ferito dai conflitti, i nostri ragazzi sono tornati a casa con uno sguardo nuovo, più ricco. Hanno compreso che l’istruzione non è solo un dovere quotidiano, ma un diritto fragile per cui vale la pena lottare, specialmente laddove la guerra tenta di cancellare il futuro delle donne.
Tutto ciò è diventato dolorosamente attuale con il recente bombardamento nel sud dell’Iran che ha colpito una scuola femminile provocando oltre 150 vittime tra le studentesse. Davanti a tale tragedia, il messaggio di Malala si trasforma in un grido che ci vieta di dare per scontata la nostra libertà.
Per questo sguardo nuovo sulla realtà, ringraziamo l’autrice Dora Ricca, anima storica del teatro in Calabria, e Marianna Esposito, capace di rendere Malala una compagna di banco vicina e coraggiosa. Ma il grazie più grande va ai nostri studenti: la loro attenzione è stata la prova che non esistono temi “troppo grandi”, se si parla con sincerità e poesia di cui solo il teatro è capace.

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